Don Luigi Zocca

Chi Era

Don Luigi Zocca, meglio noto come il “Prete da Sprea”, nacque a Bussolengo, in provincia di Verona, il 25 marzo del 1877.

Di modeste origini rurali, mostrò presto la sua passione e l'interesse per la botanica: la semplicità e l'armonia della natura lo affascinavano in ogni loro aspetto. Dal filo d'erba, dal colore dei fiori, dalla trasparenza delle acque, da mille altre cose egli intravedeva la divina spiritualità che tutto sovrasta e pervade.

Non sapeva ancora come si chiamassero le erbe, i fiori, gli alberi e già amava raccogliere foglie, steli, scorze e radici, che poi in silenzio osservava, odorava e catalogava.

Entrò in seminario quando a Verona era vescovo mons. Bartolomeo Bacilieri. Agli studi regolari abbinò quelli sulle piante, consultando antichi erbari medioevali e raccogliendo testimonianze di vecchie e sagge tradizioni popolari veronesi.

Dopo l'ordinazione sacerdotale, iniziò il suo ministero a Pazzon di Caprino veronese (VR), dove rimase per oltre dieci anni. L'interesse per l'erboristeria aumentava costantemente: egli annotava ogni esperienza, provava nuove erbe e non perdeva occasione per dis­cutere di medicina e di rimedi.

Anche il successivo trasferimento a Ferrara di Monte Baldo (VR), fino allo scoppio della prima guerra mondiale, risultò a lui congeniale. Infatti, fu proprio alle pendici del monte Baldo, in seguito a un fortuito incontro con un esperto e attempato fitoterapeuta piemontese in vacanza, che don Zocca si convinse definitivamente della sua passione erboristica. Il medico gli porse una pianta appena colta e gli domandò se, per caso, egli la conoscesse. Don Luigi la annusò e osservò contro luce le numerose foglioline. Vide i cento minuscoli fori e sicuro sentenziò: "È Iperico, la nota erba di San Giovanni". Senza parlare i due, insieme, si misero alla ricerca d'altre erbe, godendo l'aria e il profumo dei campi al principiare dell'estate.

Relegato in piccoli paesi di montagna, don Luigi ebbe modo e tempo per dedicarsi maggiormente all'approfondimento della sua grande inclinazione, non trascurando ovviamente la cura delle anime. Il monte Baldo poi, detto per inciso, è luogo ideale per chi s'interessa di flora. Nel passato fu oggetto di studi e meta di numerose escursioni da parte di botanici illustri, quali il Mattioli, il Calzolari, il Pona, tanto da essere appellato Hortus Europae, per le numerose e rare specie vegetali botaniche che vi crescono.

I Superiori evidentemente non intuirono le capacità che si celavano in quel giovane docile e ubbidiente: "Don Luigi non ha perso un sonno per la carriera, contento di quanto gli passava il convento".

Durante il periodo bellico 1915-1918, egli prestò la sua opera consolatrice come cappellano militare presso gli ospedali da campo di Bassano del Grappa (VI), di Marostica (VI) e di San Massimo a Verona. Lavorò con grande amore, dedizione e umiltà; curò soldati feriti con pozioni vegetali ottenendo risultati più che soddisfacenti e in tal modo riuscì a ritrovare se stesso, la sua natura e la sua anima.

Finita la guerra chiese ai Superiori di essere trasferito in una parrocchia di montagna. Nel frattempo trascorse un breve so­giorno a Cogollo di Tregnago (VR), dove ebbe la fortuna di incontrare un sacerdote con la sua stessa passione.

Nel Natale del 1918 venne trasferito a Sprea, piccolo paese dell'alta Val d'Illasi sui monti Lessini. In quell'atmosfera di silenzio e di natura incontaminata, l'anima di don Luigi potè dispiegare le sue ali. Di più non poteva desiderare. Sprea fu il suo luogo ideale: lì le erbe abbondano, affascinanti e selvagge. Ma anche il paesaggio è sublime: ancora oggi, infatti, la modesta chiesa, con le vecchie e rustiche case che la circondano fra assolati recessi, potrebbe costituire lo scenario perfetto per un buon dipinto a qualche pittore. Sprea, un luogo in cui mancava tutto, tranne la grandiosa legge del cielo e della terra.

Gli anni a Sprea come prete ed erborista

Non brillava il sole a Sprea di Badia Calavena (VR) in quell'atteso Natale del 1918. La poca neve languiva tra le nebbie invernali e il monte Castèche sonnecchiava cupo. Ma egualmente gioiva il cuore di don Luigi Zocca che vedeva finalmente realizzato il suo desiderio.

Quando varcò la soglia della canonica, il giovane sacerdote teneva ancora stretto fra le mani un libro. Non era il breviario, ma un manuale erboristico francese.

Lo aveva da poco ricevuto in dono dal parroco di Tregnago (VR), presso il quale aveva trascorso un breve soggiorno in attesa della definitiva sistemazione.

Sprea era, allora come oggi, un luogo davvero bello e affascinante per chi ama la natura. Il paesino è abbarbicato su un colle, il Castèche, davanti al quale si estende deliziosa l'ampia Val d'Illasi, valle tra le più suggestive della Lessinia. A Sprea don Zocca avvertiva qualcosa di antico e di saggio, un'innocenza e una maturità che in pianura non trovava più.

Alberi in fiore e tenera erba, acque correnti e cielo blu, nubi vaganti e azzurro della lontananza, verde dei pascoli e canto gioioso degli uccelli gli divennero familiari e fraternamente cari.

Nutrito da fonti misteriose, in solitudine e in preghiera, cominciò la sua nuova vita, intrattenendo da subito fraterni rapporti con i poveri e i bisognosi. Pur trascorrendo molte ore insieme a loro, gli restava comunque del tempo da dedicare alle erbe.

Finalmente radici, piante e fiori erano a sua completa disposizione, nei prati aperti, nei boschi e sulle pendici dei monti. Percorreva sentieri ombreggiati e impervi, la sua veste e i suoi capelli si coprivano di polvere, ma la sua anima era lieta e salda nella grazia di Dio. Raccoglieva piante ovunque, le faceva essiccare, estraeva succhi dalle radici e ordinava con cura fiori, foglie e scorze.

Mai la natura gli era stata tanto gradita, mai aveva sentito così bello e chiaro il canto del creato.

Felice, poté occuparsi anche della salute corporale dei parrocchiani, oltre che del suo ministero. Facendo visita agli ammalati e dispensando consigli sull'efficacia di certe erbe, dimostrò una competenza straordinaria. A poco a poco la sua intrepida perseveranza e i suoi modi umili e cordiali si guadagnarono sempre più rispetto. Nel volgere di qualche anno la fama di esperto erborista s'ingigantì a tal punto da superare i confini delle contrade Lessiniche.

Non era raro vedere salire fin lassù malati, a piedi o in bicicletta, giunti anche da fuori Regione. Per inciso, si ricorda che anche Mafalda di Savoia, la sfortunata figlia del Re d'Italia, beneficiò dei decotti del Prete da Sprea.

Nei pressi della canonica c'era un noce: un nobile albero vigoroso e solitario che un devoto parrocchiano aveva piantato in tempi lontani. La cerchia dei suoi rami si chinava dolcemente verso la chiesa. D'estate, quando le fronde vibravano gaie nel vento, per don Zocca non c'era niente di meglio che ripararsi all'ombra azzurrina di quel noce. E sotto quell'albero amava ricevere anche i suoi malati.

Alle oltre quattrocento anime non pareva vero di poter fare a meno, in caso di malattia, del medico e delle medicine.

Nel frattempo egli intrattenne rapporti epistolari con altri fitoterapeuti, anche stranieri, francesi e sicuramente americani, e di qualche esperto ricevette pure gradite visite personali. Inviò lontano, per corrispondenza, i suoi consigli. Insegnò erboristeria a discepoli e parrocchiani; svelando loro i segreti della Farmacia del buon Dio, per guarire, per tonificare, per vivere meglio. Li istruì nel distinguere le specie subdole e velenifere da quelle buone e li educò sulla raccolta, sulla conservazione e sulle sottili regole delle mescolanze.

Sicuramente il periodo di Sprea fu per don Luigi il più felice della sua vita.